Articolo Tratto Da "Il Mattino"
NAPOLI (16 giugno) -L’ultimo taglio di luce illumina i vicoli del ventre di Napoli quando quattro moto si lanciano verso via Pignasecca. Sfrecciano contromano, puntando verso piazzetta Montesanto.
Il nastro del sistema di videosorveglianza della Cumana segna con precisione l’inizio della fine di una vita: quella del romeno Petru Birladeandu.
Era arrivato a Napoli con la speranza di un’esistenza migliore, sulla sua strada ha trovato solo una raffica di mitraglietta che lo ha ucciso.
Martedì 26 maggio, ore 19,47. Inizia da qui la ricostruzione filmata della tragedia registrata in tutte le sue fasi grazie a tre videocamere.
La prima inquadra via Pignasecca, le ultime puntano l’obiettivo sugli interni della funicolare di Montesanto.
I fotogrammi di questi allucinanti filmati sono stati acquisiti dalla polizia e trasmessi nel fascicolo d’inchiesta coordinato da due pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i pm Sergio Amato e Michele Del Prete.
L’indagine è quella della «faida dei Quartieri spagnoli», ma anche quella sull’omicidio di Birladeandu.
Nel primo video si nota l’irruzione dei killer, otto giovani (sei dei quali indossano un casco integrale) a bordo di quattro tra moto e scooteroni.
Volano contromano, due dei killer impugnano mitragliette puntate ad altezza d’uomo.
Poco prima dell’arrivo del commando si nota anche Petru che con la moglie risale la strada. Camminano tranquilli sul marciapiedi. I killer si dirigono sotto l’abitazione di Salvatore Mariano, ed è lì che iniziano a esplodere raffiche micidiali.
Dalla funicolare sono appena uscite decine di persone, tra cui molte donne e bambini.
Una raffica centra Birladeanu alla gamba e al torace.
Il giovane, seppur ferito, cerca riparo all’interno della funicolare.
È qui che riprendono le immagini contenute nel secondo video. Gli otto delinquenti sono ormai in fuga e lo scenario è quello dell’ingresso della funicolare, lato scale mobili. Scene convulse di fuggi fuggi generale. Petru inciampa, la moglie lo aiuta a rialzarsi, è ben visibile il sangue che comincia a inzuppargli la T-shirt grigia. L’istinto di sopravvivenza lo spinge a percorrere anche le scale mobili, uno sforzo immane, fino all’arrivo nella sala della biglietteria.
Terzo video, ecco le immagini più tragiche.
Birladeandu, sfinito, si accascia. Cade anche sua moglie, e la piccola fisarmonica rossa che suonava per strada chiedendo qualche spicciolo di generosità. Il suo volto è una maschera di dolore.
Ma la parte più agghiacciante deve ancora arrivare.
Implorano aiuto, i due romeni. Inutilmente.
Pur essendo vicini alla coppia una quindicina di persone, nessuno tenta di aiutare i due.
Mamme e nonni alzano di peso figli e nipoti scavalcando i tornelli d’ingresso. Guardano e scappano. C’è chi continua a parlare al telefonino. Molti certo non hanno capito che quel ragazzo che cade tenendosi stretto il palmo della mano sul petto è una povera vittima. Vittima innocente di camorra.
Come Silvia Ruotolo. Come Annalisa Durante, Gigi Sequino e Paolo Castaldi. Esattamente come Nunzio Pandolfi e Valentina Terracciano.
Sono gli ultimi secondi di vita di Petru Birladeandu. Gli resta accanto la moglie e più nessuno. La donna piange, si dispera, implora l’intervento di qualcuno. Arriva una signora bionda di mezza età, ma resta impietrita davanti a ciò che vede. Poi un uomo, con il cellulare in mano. Intanto gli occhi di Petru si chiudono piano.
Muore così, senza un lamento.
L'Accusa Della Compagna:
«Per mezz’ora il corpo del mio Petru è rimasto per terra senza che nessuno facesse niente. Niente. Ci guardavano tutti e c’era anche chi mi scattava foto. Ma nessuno mi ha aiutata».
Parole dure come sassi, pesanti come macigni, quelle pronunciate da Mirela, la giovane compagna di Petru Birladeandu la sera stessa che si è vista rubare la vita del suo uomo.
Assassini che chiamano camorristi. Bestie. Vallo a spiegare a questa ragazza che non rubava, non chiedeva elemosina, non faceva male a nessuno. Vallo a spiegare a lei, che seguiva passo passo Petru, suonatore di fisarmonica venuto da lontano in un Paese che credeva amico, in una città che si dice generosa ma che partorisce assassini pronti a tutto.
Agli inquirenti che la interrogarono, Mirela raccontò: «È arrivata un’ambulanza, ma non era per noi; era per il bambino ferito. Due feriti un’ambulanza sola... per l’italiano».
Ora la ragazza è tornata a casa sua, in Romania, grazie a un biglietto aereo messo a disposizione dal Comune di Napoli. Viaggio di sola andata? Pare di sì. «Ho paura. Tanta paura - ha confidato ai volontari dell’Opera nomadi, l’organizzazione che per prima si è mossa per garantire assistenza alla donna, che è anche madre di due bimbi ora orfani del loro padre - Ho paura che adesso gli assassini vengano a cercare me, nel campo, per uccidermi». Un tarlo. un pensiero fisso che l’ha spinta ad andarsene da Napoli.«Ora è a casa sua, in una cittadina del nord-ovest della Romania -spiega al Mattino Vincenzo Esposito, responsabile napoletano della Opera nomadi - A Iasi. È qui che sta facendo trascorrere il periodo di lutto, che dura 40 giorni. È lì con i suoi due figli». Adesso si spera che il ministero dell’Interno le accordi il vitalizio dovuto per legge ai familiari delle vittime di ogni mafia. «Le sue ultime parole - conclude Esposito - sono state: «Ora ho un solo pensiero. Prendere il mio Petruper portarlo in Romania, dove voglio e seppellirlo. Qui non lo lascio. No».
Devo dire che sono molto sorpresa.
è la prima volta che vedo riportato sui giornali un evento di Camorra.
Eventi così sono di roturine nelle periferie di Napoli, ma passano sempre inosservati.
Il fatto strano è che stavolta sia successo alla Pignasecca, pieno centro storico, posto frequentato, non in una desolata e isolata periferia dimenticata dai più.
Adesso mi chiedo se sia giusto, che un pover'uomo, onesto, lavoratore, emigrato dalla sua terra per cercare riparo in una terra che sembra offrire tutte le possibilità, sia invece inghiottito dagli orrori di questa.
Petru non è la prima vittima inconsapevole di Camorra, la Camorra agisce ogni giorni, sotto gli occhi di tutti, che però sembrano essere ciechi a quanto succede.
Badate bene però, che molta gente, non solo italiani, ma sopratutto Napoletani, diretti interessati della faccenda, non abbiamo la minima idea di cosa succeda nel loro territorio.
E per chi invece sa, la soluzione è solo una: "andarsene".
Emigrare, dalla terra che per gli altri è un punto d'arrivo, per chi ci vive è un punto morto, che ti soffoca, da cui è meglio andarsene, e il più presto possibile.
è comico, sembra quasi una mentalità bigotta, da anni '50, dove i ragazzi emigravano dall'Italia per andar a cercare fortuna in America.
Eppure, di ragazzi così ne ho conosciuti. Si imbarcano su navani come mozzi, marinai, per salpare alla volta del grande continente. Lo scopo è fare soldi, ma nei piani è inevitabilmente previsto un ritorno a casa, il richiamo della Madre Patria è sempre troppo forte.
Silvia Ruotolo, Annalisa Durante, Gigi Sequino. Adesso questi nomi vengono fuori a raffica.
Tutte vittime innocenti, che non centrano assolutamente niente con il Sistema, magari stavano camminando per strada e come Petru sono rientrate fatalmente nel mirino dei killer.
Ho visto un intervista fatta un po' di tempo fa a dei ragazzi Siciliani, gli interrogavano sulla Mafia, per vedere se ne sapevano qualcosa, se erano d'accordo, se approvavano.
Le risposte erano sempre le stesse, forse sentite a casa dai genitori e ripetute-mi rifiuto di pensae che un ragazzo possa pensare queste cose- ma perlopiù, tutte dettate chiaramente dalla paura.
"la Mafia, ha aiutato il nostro paese a risalire" "Che ce ne importa a noi, l'importante è che ci facciamo i fatti nostri, tanto si ammazzano tra di loro"
No, errato, gli omicidi non avvengono solo all'interno di una Faida.
Ma per fare un po' di luce sulla faccenda, vediamo chi è il diretto interessato della faccenda che risponde al nome di Salvatore Mariano, detto "Tortoriello", bos di Camorra, nonchè obbiettivo dei killer.
(Questo il giornale non l'ha riportato vero?)
Per farlo dobbiamo scorrere con la mente indietro, a una sera del 26 maggio.
In una strada affollata da centinaia di persone, nella vicinanze di uno dei piu’ grandi ospedali napoletani e della stazione della Cumana e della metropolitana, otto persone in sella a quattro moto, sparano all’impazzata. Uno, due , dieci proiettili calibro nove. Due gruppi contro. Da un lato la famiglia che fa capo al bos Enrico Ricci collegato alla potente famiglia dei Sarno di Ponticelli. Clan potente dell’area est di Napoli. Clan vincente. E poi ci sono i Mariano. Famiglia storica dei Quartieri. Il reggente Marco Mariano, scarcerato due mesi fa, dopo vent’anni di galera ma già irreperibile, nonostante il decreto di sorvegliato speciale. Con lui libero anche Salvatore, figlio del boss Ciro Mariano, condannato all’ergastolo. Voci di quartiere sostengono che i Mariano vogliono riprendersi la gestione dei Quartieri e non cedere al clan Ricci-Sarno.
Ma come una partita a scacchi, tutti attendono la prima mossa...
Ed ad agire sono per prima il clan Ricci-Sarno. Un'azione per anticipare i rivali e per dimostrare che sono loro che comandano. Un’ azione eclatante. Violenta. Senza esclusione di colpi.
L'azione che ha visto come Vittima Petru Birladeanu la mattina del 16 giugno.
Gli investigatori sostengono che il raid aveva come obiettivo un palazzo dove abita e gestice un caseificio,Salvatore Mariano, figlio, come abbiamo detto in precedenza, del boss Ciro.
Salvatore era in strada ma, molto probabilmente, avvisato dalle vedette riesce a scappare.
E i colpi sparati dai sicari traffigono il cuore del povero Petru, musicista di strada, mentre cercava di mettersi al riparo all’interno della stazione della Cumana. Un vero e proprio atto di forza del clan Sarno. Bossoli sparati per far capire che il clan una volta definito di periferia, ora si muove alla conquista della città.
E nei quartieri si respira aria pesante. Si attende la risposta dei Mariano. In codice di camorra, al fuoco si risponde con il fuoco. Ancora guerra di faida. Ancora a Gomorra. E ancora un volta gli unici a pagare sono vittime innocenti. E sullo sfondo una città sanguinante, che, ancora una volta, si lecca le proprie ferite.
Un pensiero al povero Petru, alla sua compagna, alla sua famiglia e a tanta gente che, come lui, vede la sua vita sfasciata dalla Camorra.