ITALIA:
Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733).
Ciò ha introdotto l‘articolo 50-bis:
“Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo.
Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero.
Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore.
La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’ apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
In breve, lo Stato ha il pieno controllo e la piena manovranza sulla rete internet.
Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge?
Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.
Internet è un bene comune, uno spazio privato, e come spazio privato si ha tutto il diritto di manovrarlo e dargli la voce che si vuole.
Interferire in ogni modo è una violazione della privacy e del diritto di espressione di ogni cittadino.
Così facendo, inoltre, lo Stato viola una tra le principali leggi della Costituzione.
Per dare fondamenta alle mie voci:
Articolo 21 della Costituzione:
La Costituzione italiana dedica l'articolo 21 alla libertà di stampa, ma ha assunto nella lingua italiana, soprattutto nel linguaggio giornalistico, il significato "per antonomasia" di libertà di espressione e di informazione.
Il fenomeno si è accentuato da quando un gruppo di giornalisti e uomini politici hanno costituito l'associazione "articolo 21, liberi di...", nei cui congressi hanno svolto ruoli importanti personaggi della notorietà di Enzo Biagi e Romano Prodi.
L'associazione svolge un ruolo importante come interlocutore delle istituzioni.
Il primo comma riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero, gli altri 5 commi riguardano la libertà di stampa.
L'Articolo 21 e Internet:
La Legge 7 marzo 2001, n. 62 "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali" stabilisce che Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva.
Stando alla lettera di tale norma vi era una corrente di interpreti che riteneva che il mondo web sarebbe rientrato pienamente nella norma con una vasta applicazione del principio di una larga concezione di che cosa sia un "giornale on-line".
Internet quindi, è a pieni diritti un mezzo più che utile di informazione.
Naturalmente essendo l'Italia un paese "democratico" è dato per scontato che ognuno abbia e segua la sua corrente di pensiero, non ci sono giudici o luoghi comuni che dicano cosa sia giusto e cosa sia sbagliato o cosa si debba o non debba fare.
Certo così, possono andarsi a creare situazioni "scomode" per lo Stato, che, stufo di vedere il suo nome infangato su Youtube o smascherato da blog, prende le sue precauzioni.
Ma ci siamo mai chiesti come mai molte manovre dello Stato siano a noi completamente oscure?
L'interesse generale all'informazione:
Con sentenza 15 giugno 1972 n. 105 la Corte costituzionale ha stabilito che “Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall'articolo 21 della Costituzione - e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”.
Dal 15 giugno 1972 due sono le novità: l'introduzione dell'espressione “comunicazione al pubblico”, che ricomprende l'utilizzazione di tutti i mezzi di comunicazione, sia quelli esistenti nel 1941 (giornali e radio) sia quelli introdotti successivamente (tv e web)...
...Per la mancanza di informazione.
STATI UNITI:
Un disegno di legge del governo Obama, relativo alle contromisure che potrebbero essere usate in caso di attacco informatico, e che sarà discusso prossimamente in Senato, sta sollevando polemiche da più parti negli Stati Uniti.
Motivo di queste reazioni è quella parte del disegno di legge che riserva al Presidente la facoltà di controllare Internet, ovvero gli dà la libertà di decidere, in caso di emergenze dovute ad attacchi informatici di una certa importanza, di staccare addirittura la connessione alla rete anche ad utenti privati e non solo ad enti governativi.Una decisione dovuta alla constatazione che gli USA hanno evidenti limiti relativi alla sicurezza informatica, al punto che Obama si chiede come e se il paese riuscirebbe a reagire ad un eventuale attacco informatico di massa portato dai “nemici” degli Stati Uniti.
Alcune norme previste dal disegno di legge suggeriscono anche la creazione di un programma federale per la certificazione di alcuni professionisti esperti in cybersecurity, personale a cui potrebbe essere dato il compito di gestire diversi sistemi e reti appartenenti ai privati, sottraendone di fatto il controllo alle stesse aziende e privati cittadini. La questione ovviamente è delicata, al punto che parecchie associazioni per i diritti civili e molti rappresentanti del mondo politico hanno attaccato l’idea definendola una proposta di legge “liberticida” in quanto potrebbe togliere al cittadino Internet, strumento ormai diventato imprescindibile per l’informazione quotidiana. C’è chi a queste obiezioni risponde chiamando in causa il cosiddetto “interesse generale” o la “sicurezza nazionale” e in questi casi è sicuramente difficile discernere esattamente dove finiscono questi e dove cominciano i diritti del cittadino.
Insomma, ma cosa sta prendendo a tutti?
Questa internet-mania, il cyber-omicida.
Tutti che vogliono controllare la rete, tutti che vogliono bloccarla, che ne sentono una minaccia, sia diretta che indiretta.
Se questo veramente avenisse però si parlerebbe di super potere, e nessun presidente potrebbe mai usufruirne(se non, penso, in caso di una minaccia atomica che sterminerà tutto il pianeta...ma non credo sia questo il caso) e di questo passo addio ai blog di Peppe Grillo & Co. (non penso che questo blog sia in pericolo visto che è uno sputo insignificante nella rete di internet e sicuramente non attira la preoccupazione dei più...bè, i vantaggi dell'essere piccoli)
Italia o America...l'unica differenza è che Obama ha trovato una scusa migliore...
martedì 8 settembre 2009
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